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Il giorno della memoria
L'istituto comprensivo "Don Milani" di Latina ricorda la Shoah con i pensieri di Elena Priore che frequenta la classe II D, scuola media, coadiuvata dall'insegnante Cristina Campolongo.

La giornata della memoria

Il tempo passa, ma il dolore, la tristezza e i ricordi restano. Come quelli degli ebrei sopravvissuti tanti anni fa allo sterminio ebreo. Tante lacrime cadute sulla terra, scendono dagli occhi solo a pensare alla famiglia, agli amici ed agli amori persi. Per questo c’è la giornata della memoria per ricordare. Per ricordare alla gente sopravvissuta che scordare non significa non provare più dolore, significa nasconderlo. Per ricordare a noi giovani che non abbiamo visto, ma solo ascoltato, che non bisogna far rifare un altro così grande errore all’umanità, che dobbiamo imparare dagli errori anche se non se ne dovrebbero fare mai. Ormai sono cresciuta e posso capire, o almeno provare a capire, le pene che tante persone hanno sofferto. Solo a pensarci un brivido mi sale su per la schiena. Pensa se fossi nata a quel tempo quale pene avrei dovuto soffrire e quanti affetti lasciare. Di sicuro anche i miei amici avrebbero fatto la spia per un po’ di denaro, in cambio di una bella macchia sulla coscienza. Sarei dovuta andare in giro con una stella sul petto, quella di Davide. I miei compagni non mi avrebbero più parlato e le mie insegnanti più insegnato. Se per fortuna in un campo di concentramento non sarei finita, sono sicura che una brava famiglia mi avrebbe ospitato, tenendomi nascosta chissà dove. A quante cose sarei dovuta stare attenta: a non far rumore, a non accendere un fuoco alto, a far credere che non esistessi ed a molte altre. Di sicuro sarei rimasta seduta a leggere, a scrivere ed a sperare che lo sterminio finisse. Forse sarei morta per una malattia o forse sarei sopravvissuta a quella strage e sarei qui a raccontare la mia storia, o forse, come molte persone, mi sarei suicidata per il troppo dolore. Chissà invece se fossi finita in un campo di concentramento, di sicuro sarei morta perché se avessi provato a scappare mi avrebbero ucciso e se ci fossi riuscita forse mi avrebbero trovata e riportata al campo o mi avrebbero direttamente uccisa. Sarei sopravvissuta qualche mese o forse qualcosa in più. Mi avrebbero rasato i capelli e mi avrebbero fatto lavorare fino allo svenimento e mi avrebbero nutrito con pochissimo cibo e acqua. Forse mi avrebbero usata come cavia da laboratorio, iniettandomi malattie o facendomi operazioni. Infine, con la scusa di farmi fare una doccia, mi avrebbero spogliata e tagliato i capelli. I capelli sarebbero stati tagliati per poi usarli per imbottire i materassi, i cuscini, e sarebbero stati usati come lana. Mi avrebbero messo in un forno crematorio per farmi morire e poi cremato, le mie ceneri sarebbero state sparse sul terreno o disperse al vento. Il mio corpo, anzi le mie ceneri, sarebbero rimaste lì, sulla terra o su un prato. Vicino alla terra o al prato sarebbero cadute le lacrime di chi mi avrebbe pianto. Se invece il vento o il mare mi avessero trasportato, avrei continuato a vedere i volti tristi della gente ed i sogghigni dei mie amici e la mia anima non avrebbe avuto pace fino alla fine dello sterminio. Quindi vorrei ricordare oggi, a tutto il Mondo e ad ogni persona che ha visto o che non ha visto, che ha sofferto o meno, di ricordare. Perché questa è la giornata della memoria, dove ognuno di noi dovrebbe chiudere gli occhi e pregare, o dovebbe rivolgere a tutti quegli innocenti un pensiero che faccia ricordare che non li abbiamo scordati e che ammiriamo tutte quelle persone che hanno voluto morire per non servire il male. Che sono morte per un capriccio di tutte quelle persone che li giudicavano razza impura. Quindi ora chiuderò gli occhi, prima di ricominciare la mia giornata, ed a tutti loro darò un pensiero e gli ricorderò: il tempo passa, il ricordo resta.





 

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